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Operatori di Call Center? La Cassazione dice che i precari vanno assunti

La Cassazione dà una mano ai precari dei call center: chi svolge lavoro in un centralino con l’obbligo di osservare un orario, utilizzando strumenti e l’ambiente messi a disposizione dal datore, ha diritto ad un contratto stabile

Lo ha stabilito la Suprema Corte con la recente sentenza n. 9812/2008 che ha respinto il ricorso di una società avverso la multa comminata dall’INPS, sostenendo che le ragazze impiegate nel call center all’interno dell’azienda veneta, erano lavoratrici autonome. L’INPS, al contrario, aveva accertato la natura subordinata del rapporto fra l’impresa e le dipendenti. Per questo, in prima battuta, il datore di lavoro si era rivolto al Tribunale di Padova che, nel 2001, gli aveva dato ragione affermando la natura autonoma del lavoro prestato dalle giovani.

La Corte d’appello di Venezia era invece pervenuta ritenere che il rapporto di lavoro tra le ragazze e la società aveva natura subordinata. Contro il secondo verdetto, la società aveva presentato ricorso in Cassazione, ma senza successo. Gli “ermellini” hanno ritenuto corretta la sentenza della corte d’appello, perché, ha spiegato la Cassazione, il giudice di merito ha ritenuto elementi qualificanti della subordinazione delle dipendenti, le circostanze che seguivano le direttive impartite dall’azienda, avevano un preciso orario di lavoro e utilizzavano attrezzature e materiali della società. Spiegano, infatti, i giudici di legittimità, come “l’elemento decisivo che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato dal lavoro autonomo è l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro ed il conseguente inserimento del lavoratore in modo stabile ed esclusivo nell’organizzazione aziendale”

Stessa sorte o quasi avviene nelle cooperative. I soci, spesso, sottoscrivono contratti a progetto che in realtà celano veri e propri rapporti di lavoro di natura subordinata.

Come accertarsene? Orari di lavoro prestabiliti, assoggettamento al potere disciplinare e di direttiva, strumenti e luoghi di lavoro messi a disposizione dall’azienda?

Puoi chiedere il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato, previo tentativo di conciliazione da esperire presso la Direzione Provinciale del Lavoro territorialmente competente, depositando il ricorso al Giudice del Lavoro della tua città, con la conseguenza che, oltre ad un sensibile aumento di retribuzione e di contributi, si ottengono ferie, malattia e T.F.R., altrimenti non riconosciuti, ma soprattutto, un lavoro stabile.

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